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Ulteriori - Le Recensioni
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Antonella Colaninno (critico d'arte in Bari)
Salvatore Bartolo interpreta i
codici visivi in un linguaggio artistico che recupera il
valore simbolico del segno. Il disegno ha un valore
grafico che decodifica il messaggio attraverso l’uso di
pochi tratti, di una linea che non si impone ma che si
muove morbida nello spazio. Le forme sono come totem,
simulacri di sacralità, simbolo di una umanità che si
riscopre nella sinergia tra gli elementi. Figure che si
uniscono a testimoniare una solidarietà e una forma di
comunicazione che va oltre la parola. La linea di
contorno non separa le distanze, non chiude gli spazi,
non delimita una zona di confine, ma con il suo colore
azzurro scorre come mare tra sagome marroni come lembi
di terra; l’uomo è espressione di un universo in cui
mare, cielo, e terra si fondono, in cui la natura
ritrova i suoi equilibri. Il colore da vita alle forme
che si sciolgono fino a smaterializzarsi, e si
disperdono nell’universo colorato delle sensazioni.
Tutto diventa energia, e le figure sono l’espressione di
un’idea; il paesaggio metropolitano comunica un valore
positivo di interazione con l’ambiente, in cui il
territorio è vissuto come una risorsa e in tutto questo
il colore assume un valore simbolico universale. La
forma perde la sua connotazione plastica per esprimere
il concetto di materia come coesione di forze, come
energia allo stato puro; ogni elemento è sottoposto a
forze molecolari e ad equilibri gravitazionali, e si
costruisce nel rapporto tra peso e leggerezza. Gli
equilibri sono sottoposti alle leggi del movimento, e
alle fusioni di energie tra ogni forma vivente, e tutto
si riconduce all’essenza della materia; essa esprime
anche un sentimento di libertà, evoca una dimensione
legata all’infanzia, e al primitivo, inteso come stato
di natura. Il colore diventa una resa puramente
emozionale, espressione di un linguaggio musicale,
comunicazione universale, lirismo dell’immagine. |
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Il Torchietto
Scompositore più che compositore,
Bartolo sembrerebbe appartenere ad una corrente dadaista
poiché riesce ad utilizzare, in pittura, tutto quel che
fa parte delle “cose” del mondo che lo circonda. Sembra,
peraltro, attraversare la storia dell’uomo utilizzando
percorsi che analizzano la sua presenza nel territorio
sino all’introspezione dello stesso universo, personaggi
etnici che rincorrono animali e oggetti, che al tempo
stesso osservano il cosmo che li circonda, lo studiano e
lo finalizzano a loro vantaggio e utilità. Dagli astri
all’atomo la ricerca è costante e produttiva,
indirizzata a costruire un mondo che si, adesso ci
appartiene ma che, contemporaneamente rischia di
sfuggirci….sembra anche scorgere, in un sua
idealizzazione estrema, la trasformazione dell’immagine
stessa dell’uomo e del suo ambiente. Le tele di Bartolo
si possono dunque leggere come un libro, basta coglierne
il codice e tradurlo in parole semplici e significative,
così come la sua mano riesce a trasporle in immagini
allusive. |
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